Collettiva di Jacopo Baruchello, Stefano Biagiotti, Daniele Cascone, Massimo Festi, Francesco D'Isa, Gra (Genuine Roman Art), Kaneda, Hitomi Nagao, Emanuele Napolitano, Alessio Nunzi, Francesco Petricca, Giuseppe Rado, Tokidoki, Tvboy e Zaelia Bishop.
A cura di Micol Di Veroli
Abitart Hotel
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Vernissage: martedì 2 Maggio 2006 ore 18:00
Periodo: dal 2 al 28 Maggio 2006

Roma come Edo, l'antica Tokyo ove giovane ed impetuosa fiorì durante la seconda metà del XVII secolo la cultura dell' Ukiyo-e, letteralmente "immagini del mondo fluttuante", corrente artistica che vide nascere opere dalla gran vitalità e dinamismo partorite dalle seminali intuizioni di maestri quali Hokusai, Hiroshige e Sharaku.
La capitale è terreno fertile per una nuova pandemia dagli occhi a mandorla, forse perché il sensuale ed allusivo gusto di caduca transitorietà dello Ukiyo-e ben si adatta ad una metropoli sempre più a caccia del piacere, forse perché la potenza visiva di certi capolavori del passato è un'istantanea dai colori vividi e netti che brillano innanzi ai nostri occhi meravigliati. Di certo Il ritorno del cosiddetto Japonisme ammirato dagli impressionisti ed i post-impressionisti è ormai cosa fatta, la nostra cultura è completamente affascinata dalla moda, dall'arte e persino dalle abitudini culinarie della terra del sol levante. Come capita all'inizio di ogni corrente artistica i giovani artisti sono i primi a lanciarsi poiché la loro mente è scevra da ogni canone preconcetto e pronta ad ignote ed impervie esplorazioni.
La nuova arte o per meglio dire l'arte innovativa è quindi il motore di Sushi for beginners una mostra che prende nome dal tipico piatto a base di riso e pesce crudo la cui straordinaria particolarità risiede nel fatto che gli stessi ingredienti possono essere assemblati in modi differenti ottenendo gli effetti più disparati. In tale principio risiede tutta la raffinatezza poetica della filosofia orientale che mescola la semplicità di mezzi alla profondità di intenti, così come i 18 i artisti presentati sfruttano l'arma della linearità per dar sfogo a variegate ed iridescenti incursioni artistiche.
Le tematiche affrontate, pur essendo legate tra loro da un nipponico fil rouge, offrono emozioni diverse e contrastanti. Dalla leggera ed essenziale poesia dell'Haiku che in soli tre versi coglie il lirismo di un attimo di vita, sino alla complessa ricerca di un estetismo assoluto che richiama alla mente l'analisi estrema sulla spiritualità dello scrittore e drammaturgo Yukio Mishima. Dalla grazia spartana di un tradizionalismo sull'uso della maschera che si avvicina al sublime teatro Nō, sino alla dissacrante e scanzonata vena umoristica che sembra strizzar l'occhio alle forme caricaturali e sbarazzine del fumetto Manga.
Aspetti diversi si intersecano fra di loro come l'eterno abbraccio tra Yin e Yang, unioni di poli opposti che si bilanciano nella perpetua metafora di una civiltà giapponese fondata sulla coesione di antico e moderno, tecnologia pura ed intimo naturalismo.
Le tecniche rappresentative ruotano anch'esse attorno ad un vortice di rabbiosa mutevolezza, le linee pulite ed asciutte della grafica vettoriale lasciano ben presto il posto alle immaginifiche meraviglie dell'arte digitale. La rassicurante veridicità della visione fotografica rimbalza contro i tangibili pigmenti delle tele pittoriche. Un altalenare vivo e vitale che si manifesta persino nelle scelte cromatiche, Toni candidi ed immacolati si inerpicano su sentieri dai colori accesi e violenti per poi ricadere in una calma vallata di oscure tinte e continue desaturazioni.
Sushi for Beginners non è solamente un'esposizione appiattita sul modus vivendi giapponese bensì un recupero in chiave contemporanea delle arti tradizionali di un popolo che per secoli ha costituito un esemplare unico che non ha corrispondenza in occidente. Una sapienza artistica, quella giapponese, basata su un cammino interiore da percorrere per giungere all'illuminazione che cela al suo interno un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente.
Testo critico di Micol Di Veroli
