Il volto di Carmilla

Esposizione personale di Daniele Cascone.
A cura di Micol Di Veroli

Locale Opera Caffè - via della Scala, 43 - ROMA
Dal 4 al 17 Giugno 2005 - [Prolungata fino al 22 Giugno]

Vernissage: 4 Giugno, ore 20:00
Orario: dal martedì alla domenica 18:00 - 02:00 - Ingresso libero

Il volto di Carmilla

Il volto di Carmilla

"Era snella e molto aggraziata. Tranne il fatto che i suoi movimenti erano languidi ... molto languidi,non c’era nulla in lei che lasciasse sospettare che fosse malata"
da Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu

Sei pallide icone della bellezza caduca e assoluta. Il viaggio di Cascone in un universo onirico e femminile offre visioni avvolte da un sinistro alone di mistero, malattia e drammaticità. Le sue opere sono vere e proprie rappresentazioni della sofferenza ove si stagliano ferme e lancinanti figure diafane, melanconicamente consce della loro deforme realtà.

Le donne appaiono come Meliadi pesantemente ornate ed imprigionate nella loro stessa sensualità. I loro sguardi non incontrano mai lo spettatore e sembrano andare oltre in una tranquilla fierezza che dona alle figure il piglio delle divinità egizie e le carica di grande dignità.
Cascone sevizia le sue creazioni con vistose gabbie che non solo oscurano i volti ma imprigionano i sentimenti e le emozioni. Vi è quindi in queste donne il sentimento della fuga, ali di notturne falene tentano di evadere dal nero che le circonda, in una disperata ricerca della separazione dal proprio ego distorto, un tentativo di lasciare liberi i propri pensieri.
Le intime confessioni dell’animo recluso sono in alcuni casi vergate con grafia incerta sugli apparati lignei che le racchiudono.
Tutte le composizioni sono contraddistinte da una carica erotica non propriamente comune, un leggero fil rouge fetish al limite dell’ambiguo lega fra loro queste ninfe che ricordano personaggi di racconti noir vittoriani.

Lo stile di Daniele Cascone è netto e dichiarato, assorto nell’assidua ricerca di un primitivismo allucinato ed allucinante.
Colli allungati e pose melliflue che sembrano fare il verso alle cariatidi di Modigliani. Ovali scavati dai lineamenti esotici impreziositi da monocromi motivi floreali richiamano alla mente i paradisi tahitiani di Paul Gauguin, gettando sempre uno sguardo ammiccante a quelle stampe giapponesi che alterarono drammaticamente il corso dell’arte occidentale della seconda metà dell’800.
La pelle levigata dei soggetti li tiene in bilico tra il pallore scultoreo e quello post-mortem. Le evidenti sproporzioni anatomiche donano l’inaspettata bellezza delle madonne trecentesche.
Lo sfondo nero, piatto e corroso con flebili tracce di luce è un escamotage da pittura fiamminga.

Le opere di Daniele Cascone sono frutto di elaborati passaggi mixed multimedia che implicano l’uso di acrilici oltre che la consueta trasformazione digitale dell’immagine. Tali manipolazioni giungono ad un’unica meta: la rappresentazione del fascino sottilmente erotico e l’ambigua allegoria della disperazione delle sue donne che appaiono come moderne gorgone pronte a tramutare in statue di sale chi osserva il loro mesmerico sguardo.

Testo critico di Micol Di Veroli

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